Rocca delle Macie

Riserva di Fizzano in verticale – Rocca delle Macìe / su Cucina&Vini

Da Cucina&Vini, N. 167 Febbraio-Marzo 2019, “Riserva di Fizzano in verticale – Rocca delle Macìe”, articolo a firma Francesco D’Agostino a pag. 6

Un marchio molto rinomato quello di Rocca delle Macìe, azienda nata dalla passione di Italo Zingarelli per il Chianti Classico e il suo territorio nel 1973. La sua storia ne rivela un’attitudine plastica a interpretare i tempi, sempre molto contemporanea e quindi in grado di intercettare i favori del pubblico. La nascita si deve a un’aspirazione che il fondatore riesce a trasformare in realtà, coinvolgendo la famiglia. Italo è produttore cinematografico di successo negli anni Settanta con le serie dei film dedicate al personaggio Trinità e a opere come C’eravamo tanto amati. Il suo sogno è quello di avere un’azienda agricola vitivinicola. “Nel 1973 – Sergio Zingarelli, figlio di Italo e attuale presidente, racconta – papà da Roma visita la Toscana e a luglio compra la prima fattoria a Le Macìe e poi la seconda a Sant’Alfonso, sempre a Castellina in Chianti. Impianta nuovi vigneti e costruisce la prima parte della cantina, chiamando l’azienda Rocca delle Macìe e ristrutturando il borgo medievale, dove va poi a vivere la famiglia e viene posto il centro aziendale. Nel 1979 la prima bottiglia e subito il confronto con il mercato, attraverso la ricerca di un distributore in Italia, Inghilterra e Germania; nella stagione 1984-1985 mentre compra la fattoria di Fizzano crea la sua rete commerciale e nell’anno successivo inizio ad affiancare mio padre in questa attività. Oggi l’azienda è controllata al 100% dalla nostra famiglia e abbiamo sei fattorie, quattro a Castellina, due in Maremma, in comune di Grossetto per un totale di duecento ettari vitati, la maggior parte di proprietà. Oggi siamo in sessanta Paesi del mondo che valgono il 75% della produzione mentre un quarto resta in Italia” . Tant’è che Rocca delle Macìe mette sul mercato circa tre milioni e mezzo di bottiglie all’anno. Un’attitudine al mercato che ha consentito all’azienda di crescere gradualmente e continuamente e di progettare con il giusto anticipo le linee di sviluppo.
“Negli ultimi venti anni – riprende Sergio – l’azienda ha fatto un cambio di passo, cominciando a ristrutturare i vigneti. Siamo cresciuti moltissimo dall’inizio fino al 1995 con la filosofia di creare il prodotto giusto al prezzo giusto. In quel momento specifico dovevamo fare delle scelte e avevamo due strade: continuare a crescere nei numeri conservando la filosofia, crescere in qualità ovvero in valore unitario. Avendo terreni eccezionali con esposizioni fantastiche, scegliemmo la seconda strada, consapevoli delle difficoltà che avrebbe comportato. Ripiantammo i vigneti che avevano circa vent’anni e ci avvalemmo anche delle ricerche promosse da consorzio di tutela note con il nome Chianti Classico 2000, quando si arrivò anche a definire sei cloni di sangiovese con attitudini diverse. Se non ci fosse stata la nostra prima parte di storia che ci ha consentito di consolidare la nostra realtà non saremmo qui a fare questa verticale, ovvero non avremmo potuto fare il cambio di passo“ .

La degustazione

La prima annata della Riserva di Fizzano è la 1985, realizzata quindi non appena acquisita l’azienda agricola. Per la verticale sono stati proposti due lotti di assaggio, quattro vini del primo periodo, tra il 1985 e il 2001, e altri quattro della fase attuale, da quando la Riserva di Fizzano è diventata un Chianti Classico Gran Selezione (tipologia al vertice della Docg Chianti Classico, commercializzabile trenta mesi dal primo gennaio successivo alla vendemmia, introdotta nel 2013 a partire dalla vendemmia 2010).
In questi vini ci sono le tre coppie di enologi che si sono avvicendati alla conduzione tecnica aziendale: “La prima costituita dal trentino Gianni Gasperi – spiega Sergio Zingarelli – con il consulente Piero Rivella (primi due vini), poi Luca Francioni dal 1993 con la consulenza di Giorgio Marone, mentre dal 2010 è iniziata la collaborazione con Lorenzo Landi sempre con Francioni enologo residente. Tre modi di vedere il vino che riflettono i nostri desideri: i primi sono più semplici, i secondi più concentrati e carichi, gli ultimi più eleganti” .
Poche parole che fotografano l’evoluzione della visione aziendale del vino. Negli anni Settanta e Ottanta era necessario preoccuparsi di realizzare dei vini puliti, invitanti la beva, adatti a un pubblico che in stragrande maggioranza non era ancora pronto a spendere tanto per il vino, ma che riconosceva i vini buoni tra i tantissimi di bassa qualità che riempivano il mercato. Non dimentichiamo che il 1986 fu funestato dallo scandalo del vino al metanolo. A partire dalla seconda metà degli anni Novanta il modello internazionale di vino richiedeva grande struttura e concentrazione e Rocca delle Macìe, trovandosi in pieno periodo di cambiamento strategico, scelse questo profilo vinicolo, corretto dieci anni dopo dalla ricerca dell’eleganza e bevibilità come obiettivi principali di produzione… E siamo ai giorni nostri.
Il percorso di assaggio si può dividere in tre parti anche dal punto di vista dei blend di uve che hanno composto le varie annate. I vini targati 1986 e 1988 sono frutto di vendemmie realizzate sul vigneto esistente in azienda agricola prima dell’acquisto, fatto con materiale genetico più disparato, in maggioranza sangiovese, con colorino, canaiolo, ma anche uve bianche, come prevedeva la denominazione. I successivi godono dei nuovi impianti fatti nel 1985. Nei vini del 1995 e 2001 c’era infatti cabernet sauvignon e merlot che sono rimasti in uvaggio fino all’annata 2010, costituita da 85% di sangiovese, 10% di cabernet sauvignon e 5% di merlot; nel 2011 è stato sostituito il cabernet sauvignon con il sangiovese, salito al 95%, mentre dal 2015 al posto del merlot è entrato il colorino, con il 7% del totale nella vendemmia 2015, e il 10% nella 2016. Un percorso che è il riflesso dell’idea generale di avere nei vini selezione, le etichette al vertice aziendale, solo uve tradizionali, con l’obiettivo di ricercare un comune linguaggio elegante.
“Non abbiamo voluto proporre – aggiunge Sergio Zingarelli – una selezione delle migliori annate della Riserva di Fizzano, ma abbiamo voluto prediligere la visione dei vini. Dagli anni a cavallo del 2000 in poi il modello del mercato era un vino molto strutturato, concentrato. È stato l’apice dell’utilizzo degli internazionali e anche la ricerca di sovra maturazioni del sangiovese che cambiava il profilo olfattivo nei vini anche se forse il tempo ha ridato slancio nel calice”. Infatti, l’assaggio dà ragione al vino, in particolar il 2001 si presenta in grandissima forma, nel pieno della maturità.
Probabilmente a lungo termine è l’anima del territorio che emerge e domina, che supera gli stili e il 2001, seppur nato con profili di ricchezza molto importanti, in questa fase di maturità sorprende per equilibrio, vitalità e bevibilità, perfetto per il consumo a tavola. Al di là degli stili, dei vitigni, delle mode, i vini di Fizzano nel tempo sembrano perdere i caratteri dominanti di gioventù, e in maturità convergono sul linguaggio della terra del Chianti Classico che predilige l’eleganza e la bevibilità. Caratteri questi che sono diventati dominanti nei vini dell’ultima generazione. “Oggi – conclude Sergio Zingarelli – ci sentiamo sicuri di quanto facciamo, prima avevamo un senso di timidezza, ma ora siamo consapevoli dei terreni e delle condizioni microclimatiche ottimali di cui disponiamo” . La vocazione di un territorio è un bene inestimabile, linfa vitale per il produttore vocato.

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Fonte: Vinotype.itLink Articolo diretto

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