Rocca delle Macie

Vigneto, paesaggio, rispetto, famiglia / Rocca delle Macìe

Da Milano Finanza, 24 Aprile 2020, MF Focus in “Rapporto Vinitaly, la parola alle aziende”

In una società sempre più virtuale sono questi valori, umani e concreti, che l’azienda Rocca delle Macìe propone ai mercati nazionali e internazionali.

Vicina a festeggiare il mezzo secolo di vita, Rocca delle Macìe, proprietà della famiglia Zingarelli, è un’azienda vitivinicola con sede a Castellina in Chianti, in provincia di Siena, un’area che cade sotto la denominazione del Chianti Classico.
Oggi Rocca delle Macìe per produrre i suoi vini può contare su circa 200 ettari destinati alla viticoltura -in un contesto con quasi il doppio di superficie destinata a boschi- distribuiti tra 4 tenute in Chianti Classico e due in Maremma.

M.F.: Sergio Zingarelli, in qualità di titolare di Rocca delle Macìe, ci racconti come è nata e come siete arrivati ad avere una azienda di così forte presenza nel territorio toscano e nel panorama mondiale del Made in Italy

Rocca delle Macìe nasce nel 1973, quando nostro padre Italo, il produttore cinematografico di “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola, e anche della serie di film con la coppia Bud Spencer e Terence Hill, acquistò la Tenuta “Le Macìe”, che aveva solo due ettari di terra coltivati a vigneto. Il suo sogno, molto lungimirante per l’epoca, era quello di produrre vino di qualità alla portata di tutti. Tra il 1985 e 1989 sono entrato in azienda e poi ne ho preso le redini, insieme a mia moglie Daniela, con il supporto di mia sorella Sandra e di nostro fratello Fabio, architetto, che ha curato la ristrutturazione di tutte le parti architettoniche. Dal 1973 insieme alle nuove acquisizioni che sono seguite, ci occupavamo di migliorare, laddove necessario, i vigneti. Un lavoro continuo, tanto che proprio in questo periodo stiamo reimpiantando una parte del vigneto della Tenuta di Fizzano. Produrre vini di qualità richiede forti investimenti soprattutto nei vigneti e molta determinazione con qualunque situazione sociale, politica, economica. La vigna non si lascia influenzare dai fenomeni finanziari o dai cambiamenti dei mercati. Fa il suo corso e vuole attenzione totale. Ma la qualità del vigneto determina il mercato. Per questo siamo cresciuti a livello esponenziale, perché abbiamo portato l’immagine del vino italiano di qualità nel mondo.

M.F.: E adesso in quale modo vi ponete sul mercato?

Al primo posto ci deve essere la coerenza. In un mondo in cui tutto può cambiare nel tempo di un battito di ciglia, noi manteniamo la strada che abbiamo segnato. I nostri capisaldi sono la qualità del prodotto e la sua reperibilità, la tutela e il rispetto del territorio, il calore della famiglia.

Sulla qualità dei nostri vini non facciamo deroghe e questo il mercato, e chi ci segue da molti anni, lo sa. I nostri vini esprimono in pieno il territorio e nascono da una natura che va ascoltata e assecondata. E poi non dimentichiamo che la viticoltura ha fatto un grande favore all’ambiente: le ha permesso di mantenere il paesaggio così com’era, messo a rischio dalle trasformazioni sociali dopo la metà del secolo scorso in cui le campagne furono abbandonate. Solo la viticoltura ha bloccato le cementificazioni, ha ricostruito il paesaggio architettonico abbellendo le vecchie cascine e ha permesso alla natura di riprendere vita. I paesaggi di oggi sono gli stessi che vediamo dipinti nei quadri dei nostri maestri del ‘400, del ‘500. Questo ha un grande valore anche sull’immagine dei nostri vini nel mondo.

E questo è quello che dobbiamo offrire: nel calice c’è una storia millenaria che noi abbiamo conservato. Andare a raccontarlo fuori dai nostri confini è stato utile, anzi, indispensabile. Ma è ora che se vogliono conoscerci, i nostri consumatori debbano venire da noi. E non solo fisicamente. Ora, e a velocità sempre più elevata, i mezzi per fare viaggi virtuali ci sono, per comunicare a distanza ne scopriamo ogni giorno uno di più. E la voglia di godere delle cose belle sta riprendendo il sopravvento sui ritmi frenetici e superficiali ai quali ci eravamo abituati fino a oggi.

M.F.: In questo contesto come si inserisce il suo terzo elemento: la famiglia?

La famiglia per noi è stata ed è fondamentale. Nulla può sostituire l’emozione di un produttore quando racconta i suoi vini, il calore dell’accoglienza in casa propria, il piacere di vedere centinaia di persone che ogni anno vengono a farci visita, o quelle che andiamo a trovare in giro per il mondo, chiamandoci per nome e ricordando aneddoti sui momenti passati insieme. Noi vendiamo in 56 mercati nel mondo, e la nostra presenza è più solida laddove riusciamo a costruire stabili rapporti umani. Questa è sempre stata il nostro modo di vedere, ed è lo stesso col quale si muovono i miei figli, che ora mi affiancano e che i nostri clienti hanno visto crescere.

 

 

Il Sergioveto e il Roccato espressioni personali del territorio chiantigiano

Puntare sempre di più all’eccellenza è lo scopo di tutte le iniziative messe in campo da Rocca delle Macìe, che si muove in un complesso sistema di verifiche e attenzioni che dalla vigna arrivano alla cantina. Ciascun vino prodotto ha una sua storia e una sua anima, cresce in casa come “uno di famiglia” e come tale va in parte seguito e in parte guidato.

Di quest’ultimo periodo è l’attenzione posta su due etichette storiche: una è il “Ser Gioveto”, nato nel 1985 da uve sangiovese con aggiunta, negli anni, di una piccola quota di merlot e cabernet sauvignon, che dall’annata 2015 si presenta sul mercato come Chianti Classico Riserva Sergioveto, perché prodotta con sangiovese in purezza del singolo Vigneto “Pian della Casina”.

L’altra è il “Roccato” ed è lo storico supertuscan di Rocca delle Macìe che fu prodotto per la prima volta nel 1988 come blend di sangiovese e cabernet sauvignon, con uno sguardo internazionale. E’ un vino che nel corso degli anni ha dimostrato quanto può essere forte l’influenza del terroir nel pur adattabile cabernet sauvignon, che restituisce dei caratteri inconfondibilmente chiantigiani, legati appunto al territorio e non propriamente al vitigno. Dalla vendemmia 2015 il Roccato Igt Toscana è prodotto da cabernet sauvignon in purezza, ottenuto dal singolo Vigneto “Poggio alle Pecchie”.

 

Fonte: VinotypeLink articolo diretto

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